ROMA – La situazione energetica a Cuba continua a deteriorarsi in modo tragico, diventando sistemica, con conseguenze pesantissime sulla vita quotidiana delle persone e sulla tenuta dei servizi essenziali. I blackout prolungati, la carenza di combustibile e il progressivo indebolimento delle infrastrutture energetiche stanno aggravando una condizione già fragile e debilitata.
Tutte le conseguenze della mancanza di carburante. “Ci vuole un intervento immediato del resto del mondo – dice Federico Mei, coordinatore dell’ARCS a Cuba – per fronteggiare le cause di questa crisi e far finire l’odioso embargo imposto dagli Stati Uniti, che è all’origine della sofferenza di questo Paese”. La mancanza di combustibile sta compromettendo anche il trasporto pubblico nazionale, compresi i collegamenti del prezioso settore turistico dell’Isola, con ricadute dirette sulla mobilità interna, oltre che sull’economia. La crisi energetica si è poi ulteriormente aggravata dopo la nuova rottura della centrale termoelettrica di Guiteras, che nelle scorse settimane aveva solo temporaneamente alleviato la pressione sul sistema elettrico nazionale.
I frequenti e prolungati blackout. Il Paese sta attraversando un inasprimento diffuso e prolungato dei blackout, che colpiscono in modo capillare sia le aree urbane che quelle periferiche. In alcune province, come Matanzas, si registrano interruzioni di energia elettrica che possono superare le 80 ore consecutive, con impatti estremamente severi sulla vita quotidiana e sui servizi essenziali. Anche nei quartieri centrali dell’Avana la situazione resta critica, con blackout che raggiungono le 20–26 ore, alternati a brevi finestre di erogazione della corrente, spesso limitate a poche ore.









