di Chiara Maffioletti
Nella serie The Agency è un agente della Cia che vive sotto copertura. Nella realtà, quella vita non lo attrae affatto: «Spostarmi continuamente in altri Paesi, ricominciare tutto da capo ogni volta. Non fa per me...»
In The Agency, la serie che lo vede protagonista e che torna ora con una seconda stagione, Michael Fassbender è un agente della Cia che vive sotto copertura. Nonostante la scelta di dedicare la propria vita a una professione non esattamente comune, l’amore riuscirà anche nel suo caso a sconvolgere tutto, complicando non di poco la sua esistenza. Vestito con un completo bianco che fa molto James Bond, l’attore descrive questo ruolo che lo ha catapultato nella serialità.
Per prima cosa, se dovesse descrivere questa serie, che aggettivi userebbe?«Pericolosa e intrigante al punto da creare dipendenza».
Il suo personaggio è un uomo che deve spesso “recitare una parte”. Che, in fondo, è un po’ quello che fa anche un attore. Che rapporto ha, quindi, con la verità?«Provo a fare mia la verità più che posso, provo a vivere una vita reale e che realmente mi corrisponda anche perché, lo ammetto, penso che tra le altre cose sia molto meno stressante che vivere nella finzione».Un’altra cosa che insegna la serie è l’importanza della comunicazione. Un tema più che mai attuale, nell’era dell’istantaneità.«Trovo sia uno degli aspetti più importanti, anche nel nostro mestiere. Penso sia fondamentale quando si fa il nostro lavoro parlare con chiarezza e in modo preciso, facendo capire senza possibilità di errore il messaggio. Questo perché, ovviamente, la comunicazione è senza dubbio la chiave di tutto. Ci ho iniziato a riflettere ancora di più, come attore, quando mi sono reso conto, al lavoro come nella vita privata, di quante volte possa essere frainteso in modi che nemmeno avevo lontanamente messo in conto. E spesso mi dico: eppure ero stato piuttosto chiaro... solo che alla fine capisco che no, non lo ero stato. Quindi mi sono reso conto che le persone che davvero sanno usare bene la comunicazione sono quasi tutte molto concise e parlano in modo di far arrivare agli altri le loro parole dritte, come loro avevano in mente».Ogni bambino ha sognato di fare l’agente segreto e lei ha ora l’opportunità di farlo sul set. Ma è una professione che avrebbe mai potuto fare anche nella vita reale?«No».Netto. perché?«Semplicemente perché richiede troppo sacrificio. Fra tutti, il fatto che avere vere relazioni sia molto molto difficile, per non dire impossibile».Quindi non le sarebbe mai piaciuto...«Non avere relazioni con nessuno - scherza -. Forse... ma, tornando seri, no, non penso mi piacerebbe fare l’agente segreto. Dovrei essere davvero flessibile, spostarmi continuamente a vivere in Paesi stranieri, ricominciare tutto da capo ogni volta. No, non fa per me, non sarei la persona adatta».Per il suo di lavoro, invece. Che sacrifici ha fatto?«Compleanni... matrimoni... al momento ti dispiace non poterci essere in molte occasioni, ma poi capisci che ne vale la pena».






