di
Roberto Pezzali
Il fondatore di Amazon e Blue Origin smonta l'allarmismo sulla crisi del lavoro dovuta all’IA con una tesi precisa: oggi siamo limitati da quello che riusciamo a fare, non da quello che immaginiamo. L'AI inverte questa equazione.
L'IA inizia a stare un po' antipatica a tutti, inutile girarci attorno. Sempre più persone la usano, ma le stesse persone, man mano che i modelli e gli agenti diventano più capaci (e usandoli se ne rendono ben conto) iniziano a vedere un futuro dove l'IA renderà gli esseri umani piano piano inutili. Prima l'IA toglierà all'uomo i lavori ripetitivi, poi passerà a quelli creativi e infine a quelli cognitivi, questo fino a quando i robot non arriveranno a sostituire l'uomo anche nei compiti manuali completando quella che Huang di NVIDIA definisce "la nuova rivoluzione industriale". Jeff Bezos, fondatore di Amazon e Blue Origin, non la vede allo stesso modo. Intervenuto ieri al VivaTech di Parigi, ha ribaltato completamente la tesi: "L'IA non ruberà il lavoro, anzi, creerà molti più posti di lavoro perché grazie a lei si riusciranno a identificare molti più problemi da risolvere. Problemi che lei non può risolvere."
Bezos è un visionario, lo sappiamo. Ha visto il futuro del commercio in un semplice negozio di libri e ora sta sfidando Musk per portare la civiltà prima sulla Luna e poi su Marte con Blue Origin. Il suo pensiero sul mondo del lavoro e sull'IA merita però attenzione perché, se guardiamo bene, quello che dice Bezos un po' sta già succedendo. Il punto di partenza del fondatore di Amazon è semplice, e lo spiega rivolgendosi a una sala gremita: "Ogni singola persona in questa sala ha avuto un'idea per un nuovo business, un nuovo prodotto, un nuovo dispositivo che avrebbe voluto realizzare. E quell'idea è rimasta nella sua testa e non è andata da nessuna parte. Non perché fosse sbagliata, ma perché era troppo difficile da realizzare e non ne valeva la pena."











