All’AI Week Aruba ha presentato Aruba AI Platform, una piattaforma full stack interamente europea per sviluppare, orchestrare e mettere in produzione soluzioni di intelligenza artificiale. L’impianto è dichiaratamente aperto, multimodello e senza lock-in: l’azienda non propone un singolo modello, ma la capacità di combinare modelli, dati e servizi mantenendo il controllo dell’architettura nel tempo. Una scelta che parte da una lettura precisa dello stato dell’IA nelle imprese.

In un’intervista a Edge9, Luca Luperini, Head of Digital & AI di Aruba, ha spiegato la logica del progetto partendo da un dato che ridimensiona buona parte del racconto pubblico sull’IA. Aruba, ricorda Luperini, è un’azienda tecnologica eterogenea, che va dai servizi di posta elettronica certificata ai data center, e che ha affrontato l’intelligenza artificiale chiedendosi anzitutto come governarla per costruire un investimento di lungo periodo in modo consapevole.

Perché l’IA si ferma prima della produzione

Il punto di partenza è lo scarto tra l’entusiasmo del mercato e la realtà operativa delle aziende. Dopo anni di proof of concept, progetti pilota e adozioni limitate, i processi davvero affidati all’IA restano pochi. “Le aziende che oggi hanno processi e servizi core con l’IA a bordo sono ancora molto poche rispetto a quante ne parlano. C’è un’asincronia tra il rumore intorno agli investimenti e quello che vediamo davvero a livello di processi e strumenti”, osserva Luperini. È una frenata anomala: di norma, quando arriva una tecnologia nuova, il passaggio dal laboratorio alla produzione ha tempi ragionevoli, mentre qui il salto si blocca.