I russi sono in difficoltà ovunque, ma portano avanti con sanguinosa determinazione il compito assegnato da Putin: occupare il Donetsk, la terra pretesa dal Cremlino per chiudere la guerra. Oggi sono vicini a ottenere un successo strategico: occupare Kostiantynivka, una delle quattro città fortezza che proteggono l’ultima parte del Donbass rimasta in mani ucraine. Se dovesse cadere, i russi potranno puntare su Kramatorsk, la capitale della resistenza agli invasori.
C’è una cortina di propaganda e di notizie distorte che avvolge la sorte di Kostiantynivka, con il sospetto che Mosca stia impiegando pure l’intelligenza artificiale per amplificare i risultati sul campo. Ma è chiaro che la situazione per i difensori è diventata critica. Da settimane i russi continuano a infiltrare squadre di fanti, spesso due alla volta, tra le macerie del centro. Ora sono riusciti a penetrare nella “cuspide” che chiude i quartieri settentrionali e minacciano di interrompere l’unica strada per i rifornimenti.
Meno di duemila persone rimaste
Kostiantynivka è un inferno. Prima del 2022 ci vivevano settantamila persone, adesso i civili sono meno di duemila. I palazzi sono stati sistematicamente demoliti da centinaia di bombe plananti da una tonnellata, che i caccia sganciano restando lontano dalla gittata della contraerea. Sciami di droni d’ogni tipo volano senza sosta su tutta l’area urbano: duellano tra loro ma quelli russi adesso sono in netto vantaggio e si gettano su ogni persona. Si vive sottoterra, dove i soldati ucraini affrontano turni di quattro mesi prima di venire sostituiti.







