Il tribunale dà ragione al Comune sulle demolizioni, ma il piano di recupero di 50 capanni storici non si fermaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLa pronuncia del Tar dell’Emilia-Romagna che, di fatto, dà ragione al Comune contro il ricorso di Italia Nostra sulla demolizione o spostamento degli storici capanni di balneazione, non cambia lo stato delle cose. Infatti è assolutamente necessario fare chiarezza. Italia Nostra è una cosa – aveva ottenuto una sospensiva alla demolizione a dicembre – l’Associazione Capannisti un’altra. E proprio questa ultima, è vero come unico partecipante, aveva vinto il bando grazie ad una proposta progettuale in grado di soddisfare i requisiti stringenti imposti dal Comune, per lo spostamento o la riedificazione di 50 storici capanni balneari tra Marina Romea e Punta Marina. E i lavori erano regolarmente iniziati con l’inizio del nuovo anno, per poi interrompersi il 16 marzo, visto l’obbligo di evitare qualsiasi attività che possa disturbare la nidificazione del Fratino. "I lavori riprenderanno normalmente a settembre – spiega l’architetto Gianluca Minguzzi, di Officina di Architettura – perché questo era il piano originale e la sentenza del Tar non cambia nulla per noi: abbiamo istallato 12 capanni nella nuova posizione sulla cinquantina totale: il progetto è già stato approvato nella sua interezza, con il numero esatto dei capanni da collocare e anche la loro esatta localizzazione, definita dallo studio d’incidenza ambientale facente parte del bando comunale, a cui il nostro progetto doveva fare riferimento con estremo rigore". Il bando aveva imposto una serie di vincoli e l’architetto Minguzzi, professionista cui l’Associazione Capannisti aveva affidato l’intero progetto, si è basato su tutta la sua esperienza pregressa nel settore dell’architettura sostenibile e ambientale: infatti, è stato per poco meno di vent’anni docente a contratto presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara "Modulo di Progettazione Ambientale".