Nonostante i rischi legati alla sicurezza nazionale, la startup cinese e un altro centinaio di aziende connazionali sono state risparmiate. Nessuna di loro è presente nella Entity List del Dipartimento del Commercio, che non viene aggiornata da ottobre. Dietro potrebbe esserci la lentezza di Washington nel mettere in pratica le decisioni prese. Oppure la volontà di non andare allo scontro con Pechino

È un giorno piuttosto fortunato per DeepSeek. Non solo festeggia il fatto di aver superato 50 miliardi di valutazione grazie al primo round di finanziamenti. La startup cinese viene anche risparmiata dagli Stati Uniti, che rinunciano a inserirla all’interno della loro blacklist. E il motivo può essere solo presupposto.

Facciamo un passo indietro. Lo scorso anno, DeepSeek era finita all’interno della Entity List del Dipartimento del Commercio, un elenco di aziende rivali considerate una minaccia per la sicurezza nazionale, a cui Washington blocca l’esportazione dei propri beni, software o qualsiasi tipo di tecnologia. Insieme a DeepSeek c’erano anche un altro centinaio di società cinesi, tra cui CXMT. Tutte alla fine sono state risparmiate. Come scrive Reuters, infatti, è da ottobre che la lista non viene più aggiornata. Mai era passato tanto tempo da un inserimento all’altro da dieci anni a questa parte. Eppure, come raccontano alcuni funzionari all’agenzia di stampa britannica, gli elenchi sono stati aggiornati dai comitati abilitati a farlo. Solo che non sono stati pubblicati, restando fermi a mesi fa.