Qualche mese fa, Donato Renzetti, direttore emerito al Carlo Felice, aveva coronato un suo vecchio sogno, quello di dirigere Tristano e Isotta: la sua era stata una delle migliori esecuzioni musicali dell’attuale stagione. E ieri ha chiuso il cartellone con una splendida lettura della Bohème di Puccini.

La sua direzione ha costituito l’aspetto più interessante e godibile della serata: un Puccini elegante, lirico, ricco di sfumature. Orchestra, coro di adulti (diretto da Claudio Marino Moretti) e coro di voci bianche (direttore Gino Tanasini) lo hanno assecondato al meglio.

L’allestimento firmato dallo scenografo Francesco Musante e dal regista Augusto Fornari è alla sua quinta apparizione in quindici anni.

Nel tempo ha subito pochi mutamenti. In particolare la presenza dei bambini, immaginati dal regista come “doppio” degli adulti. Così è stato nel 2011 e nel 2014. Ognuno dei protagonisti aveva accanto un bambino vestito analogamente, immagine della sua fanciullezza: solo nell’ultimo atto, al momento della morte di Mimì, i bambini scomparivano, perché non c’era più spazio per i ricordi lieti. Nella ripresa del 2019 i bambini vennero eliminati, ma riapparvero nel 2024 nel terzo e quarto atto proprio per giocare su quella presenza-assenza significativa nel passaggio dalla Barriera d’Enfer alla misera soffitta dove la giovane ragazza si spegne di tisi.