Per migliaia di utenti sui social era lo “Spiderman dello Yemen”. Nei video che pubblicava online compariva spesso sospeso nel vuoto, aggrappato a pareti rocciose quasi verticali, intento a sfidare gravità e paura in alcuni dei luoghi più impervi del Paese. Una reputazione costruita scalata dopo scalata e che gli aveva permesso di conquistare una discreta popolarità online. Quella stessa passione per le imprese estreme si è però trasformata in tragedia. Al-Qaqa Ibn Antar, scalatore yemenita di 30 anni, è morto dopo essere precipitato mentre tentava di risalire le pareti del cratere vulcanico di Hardah Dam, nella provincia meridionale di Dhale, nello Yemen.
L’incidente risale a venerdì scorso, ma la notizia si è diffusa sui social e sui media internazionali soltanto nelle ultime ore, anche per la circolazione di un breve filmato che mostrerebbe gli istanti precedenti alla caduta. Nel video, della durata di pochi secondi, si vede l’uomo arrampicarsi lungo una parete particolarmente ripida del cratere prima di perdere l’appiglio e precipitare nel vuoto.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, Antar stava affrontando la scalata senza attrezzature di sicurezza. Una circostanza che ha riacceso il dibattito sui rischi legati alle imprese estreme documentate sui social, dove spesso il confine tra sfida personale, spettacolo e ricerca di visibilità diventa sempre più sottile.










