Arriva per ultimo presentantosi con un «Ciao, sono il boss». Si lamenta del caldo in sala riunioni, si fa aiutare da Modì a salire lo scalino per la foto di gruppo e Merz gli regala la maglia della Germania, provocando l'imbarazzo dei media tedeschi. Per Donald Trump il G7 di Evian è un po' uno show, tra provocazioni, sortite originali sullo sfarzo di Versailles («Non oro placcato, ma roba seria») e una pseudo-tregua con Macron, anche se sullo sfondo restano le tensioni commerciali tra Usa e Francia.
«Il capo sono io» «I am the boss», «il capo sono io», ha esclamato Donald Trump avvertendo del suo arrivo al tavolo della riunione del G7 di Evian dedicata allo sviluppo internazionale. Il presidente americano, vedendo gli altri colleghi capi di stato e di governo già seduti, si è rivolto a loro con il suo «I'm the boss», poi sorridendo si è seduto al suo posto. Nell'arrivare al tavolo, ha stretto la mano al presidente francese, Emmanuel Macron, che - in inglese - gli ha chiesto «come va?". In un altro scambio con i leader, in mattinata, Trump si era lamentato che nella sala delle riunioni faceva troppo caldo.L'aspettativa del tycoon è soprattutto rivolta alla cena di questa sera nella reggia di Versailles. Per partecipare al banchetto, il leader americano ha prolungato la sua permanenza al termine del G7 di Évian-les-Bains, dichiarando con la sua consueta schiettezza di essere «un fan dei luoghi belli. Il presidente francese mi ha invitato a cena e Versailles non è oro placcato, è roba seria. Ho detto che mi avrebbe fatto piacere». Il fascino di Versailles Non è un mistero la fascinazione di Trump per palazzi storici e dalla magnificenza del potere. Tanto che sta cercando di crearne una versione a Washington con la nuova 'sala da ballo' della Casa Bianca già in costruzione e l'«Arc de Trump» in progettazione di fronte al Lincoln Memorial. L'ammirazione per Versailles è talmente forte da far temporaneamente passare in secondo piano le frizioni con Emmanuel Macron, di cui il presidente americano ha spesso fatto l'imitazione, riproducendone l'accento e descrivendolo mentre lo implora al telefono di ridurre i dazi. Non sono mancate neppure battute sulla First Lady Brigitte Macron, accusata scherzosamente dal tycoon di «trattare male» il marito. La maglia della Germania Altra nota pop, la maglia della nazionale tedesca regalata da Merz a Trump per i suoi 80 anni. La scena campeggia sui siti dei media tedeschi con titoli che oscillano fra sfottò, imbarazzo e una punta di comprensione per il tentativo di Friedrich Merz di recuperare il buon rapporto col tycoon dopo i forti attriti degli ultimi mesi, e in vista del vertice Nato. «Sì c'è qualcosa di sciocco e servile nel modo in cui Merz si è comportato al G7 ad Evian», ha scritto la Sueddeutsche Zeitung, che poi però ammorbidisce i toni: «Come cancelliere si devono fare dei sacrifici». Il commento ha un titolo che non si presta a dubbi: «Un team? L'unico team a cui sia mai appartenuto Trump è quello con se stesso». È stato «tutto un po' strano», ha scritto Detlef Esslingerr.










