26.832 lire, suddiviso in 1.032 azioni dal valore di 26 lire ciascuna, era questo il capitale iniziale della Banca Popolare di Fondi, fondata esattamente 135 anni fa, il 14 giugno 1891. L'obiettivo degli 86 soci fondatori era semplice ma ambizioso: offrire sostegno alle famiglie e all'economia del territorio, per una crescita inclusiva e sostenibile. Oggi la Banca Popolare di Fondi, in continuità con i principi di allora, sta aprendo una nuova fase di crescita con l’acquisizione di Spefin Finanziaria, operazione che la porterà nel mercato della cessione del quinto e aggiungerà al business tradizionale un nuovo asset nel credito specializzato. Per l’istituto guidato da Gianluca Marzinotto si tratta di una diversificazione che andrà ad ampliare l’offerta, rafforzare la redditività e affiancare alla tradizionale attività bancaria una presenza in un comparto che negli ultimi anni ha attirato l’interesse di diversi operatori finanziari. “Con Spefin allargheremo il perimetro operativo del gruppo e rafforzeremo il nostro presidio in un segmento specialistico coerente con la traiettoria di crescita della banca", commenta Marzinotto, amministratore delegato della Banca Popolare di Fondi. L’operazione è l’apripista al piano industriale 2026-2028, che punta a un utile di 13 milioni di euro a fine periodo e a un patrimonio oltre i 110 milioni, rispetto agli attuali 88 milioni. Nel triennio la banca prevede una crescita media annua degli impieghi del 9,5% e della raccolta diretta dell’8,5%, mantenendo il posizionamento di banca di riferimento per famiglie e PMI. La linea strategica punta ad aumentare dimensione ed efficienza senza perdere il tratto distintivo della prossimità commerciale, che resta il principale elemento identitario di una popolare indipendente nata e sviluppata a servizio del tessuto produttivo locale. L’operatività è attualmente concentrata nel Lazio, tra Roma, Latina e Frosinone, ma la banca guarda oltre. Alla luce degli ottimi risultati della filiale romana il management valuta anche un possibile sbarco in altre realtà metropolitane, come ad esempio Milano, un passaggio che rappresenterebbe la scalabilità di un modello, finora radicato al proprio territorio d’origine. Digitalizzazione e intelligenza artificiale saranno strumenti di supporto ai processi, ma il vantaggio competitivo resterà la continuità della relazione con il cliente. "Vogliamo crescere in modo graduale e strutturato, combinando sviluppo organico, nuove linee di business e solidità patrimoniale, senza snaturare il modello di relazione con la clientela", aggiunge Marzinotto. Tra le tessere del nuovo modello che si sta profilando anche Ulixes Sgr, società specializzata nella gestione di fondi di venture capital destinati a iniziative fintech e insurtech. È un progetto ideato con l’obiettivo di sostenere l’equity delle imprese e favorire un uso più evoluto del mercato dei capitali. Si tratta di un processo capace di generare valore per il territorio attraverso soluzioni a impatto sociale e con una logica di “capitali pazienti”, oltre a un modo per affiancare al core business nuove aree di attività capaci di generare ricavi complementari, mantenendo una struttura coerente con il profilo di banca commerciale e con una gestione prudente della crescita. Ulixes Sgr è attualmente al lavoro sul fondo Lumen 2, ha già completato un primo closing di 36 milioni di euro, punta ad arrivare a 100 e tra gli investitori figura CDP Venture Capital. Per la banca significa presidiare l’innovazione senza perdere il legame con l’economia reale. Resta sempre il sostegno, nell’ottica della sostenibilità, agli investimenti locali, come il finanziamento insieme a MCC, nell’ambito del PNRR, di un progetto di efficientamento energetico e logistica verde del Centro Agroalimentare all’Ingrosso di Fondi.
Banca Popolare di Fondi celebra 135 anni e avvia una nuova fase di crescita | MilanoFinanza News
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