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Antonio Carioti

Innovatore e teorico della «microstoria», le sue ricerche senza steccati hanno fatto scuola. Figlio dell'intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, è stato autore di testi su Inquisizione e stregoneria come «I benandanti» e «Il formaggio e i vermi»

Innovatore precoce, studioso profondo ed eclettico, era lo storico italiano più famoso nel mondo, autore di libri tradotti in una trentina di lingue. Carlo Ginzburg, scomparso all’età di 87 anni, aveva lasciato il segno sin da giovane con le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari, praticando la microstoria, di cui era un indiscusso maestro, ancora prima che venisse teorizzata come analisi di casi minuti in una prospettiva sperimentale e comparata.

Abituato a indagare nelle più diverse direzioni, convinto che il ricercatore debba lasciarsi sorprendere dal caso per inaugurare nuovi filoni di studio, Ginzburg amava raffigurare la storia non come una fortezza, ma come un aeroporto da cui decollare per sempre nuove avventure intellettuali. Perciò era solito «trascurare gli steccati disciplinari», contaminando il lavoro storiografico con l’antropologia, la filologia, la teologia, la letteratura, la storia dell’arte. Passava con disinvoltura da Piero della Francesca a Niccolò Machiavelli e Blaise Pascal.