Era il 29 aprile 1955 quando, sulle pagine della Cronaca torinese del quotidiano La Stampa, si raccontava la storia di un eroe spuntato dal nulla che salvò una bambina finita in balia delle acque del fiume Dora. Era un cane, un randagio in seguito chiamato Lupo, che, vedendo l’accaduto, si gettò nel fiume e, con il vestito della bambina fra i denti e le piccole braccia attorno al collo, la portò sana e salva a riva.

Oggi probabilmente quel gesto sarebbe finito sui social, raccogliendo “mi piace” e “condivisioni” che avrebbero cambiato la vita di quel quattrozampe rimasto orfano e condannato alla vita di strada.

Ma 71 anni fa la storia andò diversamente: il cane venne adottato da un uomo, ma dopo una settimana, fuggito di casa, venne accalappiato e portato nel canile municipale. Il neo proprietario si trovava fuori Torino e quando andò a reclamare Lupo era già stato soppresso: erano passati i tre giorni previsti dai regolamenti del tempo.

In questi giorni la Circoscrizione 7 di Torino ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiede al Comune la realizzazione di un segno commemorativo dedicato a Lupo: l’installazione di una targa o di un cippo nel tratto del fiume in prossimità del ponte Rossini, luogo in cui avvenne l’episodio.