di
Andrea Galli
L'avvocato Raffaele della Valle: «La sua tragedia dovrebbe lasciare una lezione, per condannare qualcuno servono le prove...» Fabrizio Gifuni, che lo ha interpretato nella miniserie «Portobello»: «La parte più difficile? Lo stupore nei suoi occhi quella notte»
Anche allora fu un mese di giugno. Di anni diversi. Ma di giorni ravvicinati. Il 17 giugno 1983, dunque 43 anni fa, esattamente 43 anni fa, l’arresto di Enzo Tortora. Prima, il 18 giugno 1970, l’assalto in un municipio di tal Giovanni Pandico. L’indomani, il 19 giugno, la cattura di quest’ultimo. Da lui iniziamo per narrare una delle storie più immonde d’Italia, la persecuzione ottusa e vile e di casta della magistratura ai danni per appunto di Tortora, registrato all’anagrafe di Genova, la città dove nacque nel 1928, come Enzo Claudio Marcello, autore e conduttore televisivo e radiofonico, giornalista, attore, e soprattutto guida della trasmissione «Portobello», su Rai 2, che trainò addirittura fino al 46 per cento di share, ovvero ventisette milioni di telespettatori. Un uomo di successo, invidiato.
Ma Pandico, dicevamo: oggi 81enne, quel 18 giugno 1970 entrò armato di una pistola nel Comune di Liveri di Nola, suo paese, una piccola comunità di 1.400 persone in provincia di Napoli, uccise un impiegato e un vigile per protestare contro la mancata consegna del certificato di residenza; i carabinieri lo presero in un casolare.







