Arriva in Procura a Milano la vicenda della storica casa editrice e libreria indipendente Hoepli che ha chiuso lo scorso 27 maggio mettendo fine a una storia ultracentenaria. Quel giorno la libreria che aveva 90 dipendenti ha svuotato definitivamente gli scaffali lasciando affranti molti affezionati lettori dopo avere venduto 38mila volumi a metà prezzo. Ad attivare la magistratura, riporta l’agenzia Agi, è stato un esposto presentato nei giorni scorsi da Giovanni Nava, nipote di Bianca Hoepli affiancato dall’avvocato Andrea Mingione. Nava, socio con il 30% delle azioni, si era già messo in aperto contrasto con le decisioni prese dai soci di maggioranza e suoi cugini. L’ipotesi paventata nell’esposto è quella di una “mala gestio“ della società di cui sarebbero stati accelerati lo scioglimento e la sua messa in liquidazione perché avvenisse prima del prossimo 24 giugno, quando la Cassazione civile si dovrebbe pronunciare sulla titolarità di una parte delle quote e potrebbe trasformare Nava in socio di maggioranza. L’esposto in Procura prefigura più di una ipotesi di reato.

Nel frattempo una cordata di imprenditori, che ha come consulente Vittorio Graziani, titolare della libreria Centofiori in piazzale Dateo, ha presentato alla liquidatrice Laura Limido un’offerta per subentrare nell’affitto e riaprire la libreria. Sviluppi attesi anche dai dipendenti in cassa integrazione: alcuni di loro stanno gettando le basi per creare una o due cooperative, mettendo a frutto le competenze acquisite in anni di lavoro nel settore, con la formula del “workers buyout“.