Grano duro, orzo e riso, ma anche vite, agrumi, kiwi, melo, pomodoro e melanzana. Sono le principali colture italiane su cui è in corso la ricerca varietale attraverso le nuove biotecnologie, le Tecniche di evoluzione assistita (Tea), grazie al rinnovo dell’autorizzazione nazionale alla sperimentazione in campo per il 2026. E con lo stop alla geolocalizzazione per evitare gli atti vandalici che hanno colpito le prime prove in campo di nuove varietà di riso in Lombardia e vite in Veneto: dove si svolgono i test rimarrà dunque un segreto.

Ma la ricerca (pubblica, particolare non secondario) è pronta a essere trasferita sul mercato delle sementi e da lì a tutta la filiera agroalimentare in tempi molto brevi, in attesa del regolamento europeo che autorizza coltivazione e commercializzazione su cui le istituzioni Ue hanno raggiunto un primo accordo. Oggi, in assenza di una normativa specifica, le Tea sono equiparate (da una sentenza della Corte di giustizia Ue del 2018) agli Ogm, vietati da quasi tutti gli Stati membri (senza bisogno di particolari motivazioni, come ha ribadito una sentenza di giovedì sulla legittimità del divieto italiano).

Cosa sono le Tea o Ngt

Le Tea (Tecniche di evoluzione assistita) o Ngt (dall’acronimo inglese di nuove tecniche genomiche) sono innovazioni biotecnologiche per il miglioramento genetico delle colture mirate a ottenere varietà più produttive e resistenti agli stress climatici. A differenza degli Ogm (Organismi geneticamente modificati) non prevedono l’inserimento di Dna estraneo (transgenesi) ma modificano il genoma interno (cisgenesi o editing) accelerando le mutazioni naturali.