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Il 21 aprile a El Salvador è iniziato un processo in cui sono imputati 486 presunti membri dell’organizzazione criminale Mara Salvatrucha, nota anche come MS-13, una delle più pericolose del paese e di tutto il continente americano. I capi d’imputazione riguardano più di 47mila crimini commessi tra il 2012 e il 2022, tra cui omicidi, femminicidi, estorsioni, rapimenti e traffico d’armi. La procura generale di El Salvador ha chiesto che per ciascun reato sia applicata la pena detentiva massima.

Alcuni di questi furono commessi nel fine settimana più sanguinoso di El Salvador dalla fine della guerra civile (conclusa nel 1992): quello tra il 25 e il 27 marzo del 2022, quando furono uccise 87 persone. Il giorno successivo il presidente Nayib Bukele aveva imposto per la prima volta lo stato di emergenza, che è stato ripetutamente rinnovato ed è tuttora in vigore.

Da allora il suo governo ha messo in atto politiche estremamente repressive, attraverso quelle che sono ritenute sistematiche violazioni dei diritti umani, ed è diventato sempre più autoritario. Le forze di sicurezza hanno arrestato più di 91.500 persone, spesso arbitrariamente o in assenza di prove, e il Congresso ha approvato un decreto che autorizza i processi di massa. La scorsa settimana una riforma imposta dal governo ha introdotto la pena del carcere a vita a partire dai 12 anni.