La proposta è formulata in modo da avere valore retroattivo. Ora manca la firma del presidente della Repubblica, che è però vicino all'ex premierLa proposta è formulata in modo da avere valore retroattivo. Ora manca la firma del presidente della Repubblica, che è però vicino all'ex premierChe siano consecutivi o non consecutivi, non dovranno essere più di otto anni. L'Ungheria continua a cavalcare il vento del cambiamento dopo l'elezione del primo ministro Peter Magyar. Dopo la decisione di non uscire dalla Corte penale internazionale e la "riappacificazione" con il sindaco di Budapest in fatto di Pride, il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento costituzionale che limita il mandato del primo ministro. Cosa prevede l'emendamentoCon 135 voti a favore e 50 contrari la proposta che è stata approvata pone un tetto massimo di otto anni alla durata del mandato del primo ministro, siano essi consecutivi o meno. L'emendamento è formulato in modo da avere valore retroattivo, e questo, nell'Ungheria del 2026, significa principalmente una cosa: l'ex premier di ultradestra Viktor Orbán non potrà ritornare. L'ex primo ministro, infatti, ha alle spalle 16 anni di mandato, interrotti dalla sconfitta di fine aprile. L'iter giuridicoPerché l'emendamento entri ufficialmente in vigore si attende la firma del presidente della Repubblica ungherese Tamás Sulyok. In questo caso, però, non è detto che arrivi. Sulyok è infatti vicino a Fidesz, il partito ultranazionalista di cui Orban è leader (è stato rieletto pochi giorni fa nonostante la sconfitta elettorale). Lo stesso Magyar, subito dopo aver assunto il nuovo incarico, aveva chiesto le dimissioni di Sulyok, il cui mandato scadrebbe nel 2029. Se il presidente della Repubblica dovesse rifiutarsi di firmarlo, però, il Parlamento potrebbe comunque approvare l'emendamento con una seconda votazione. L'ufficio di protezione sovranaAll'interno della proposta, c'è anche l'abolizione dell'Ufficio di protezione sovrana del governo, una misura fortemente sostenuta da Orbán e approvata nel dicembre 2023. L'organismo era stato istituito con il compito di monitorare e analizzare eventuali interferenze straniere nella vita politica ungherese, concentrandosi in particolare sui finanziamenti provenienti dall'estero destinati a partiti politici, Ong, organi di informazione e altri attori coinvolti nel dibattito pubblico. Secondo la Commissione europea si tratterebbe di una misura che viola il diritto comunitario e che sarebbe stata utilizzata dall'ex premier per consolidare ancora di più il suo potere. L'emendamento approvato dal Parlamento, inoltre, permetterebbe anche al governo di smantellare le fondazioni che Orbán aveva usato per privatizzare le università, affidandone il controllo ad alcuni membri del suo partito. Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp