Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiQualche giorno fa, riflettendo insieme a Fabio Ravezzani, direttore dello sport delle reti televisive Mediapason (da Telelombardia a Top Calcio 24 passando per Antenna Tre e Videogruppo), mi sono reso conto che il giornalismo sportivo e il giornalismo tout court stanno prendendo strade diverse. Nel giornalismo politico o economico, ad esempio, si assiste ancora a conferenze stampa nelle quali vengono poste anche domande scomode, i potenti vengono incalzati, le contraddizioni sono poste sul tavolo, i problemi si affrontano. Ovvio, la neutralità non esiste: i giornalisti di sinistra sono più critici coi governi di destra, e viceversa. Ma c’è dibattito.

Nel giornalismo sportivo la conferenza stampa, invece, ha assunto ormai i contorni della messa cantata: quasi sempre le stesse domande, sempre le stesse risposte, e guai a uscire dai binari perché altrimenti non verrai invitato alla festa di Natale, a quella di fine campionato, il tennista, il calciatore, il pilota o il dirigente non ti rilascerà interviste ad hoc, ecc. Lo spazio per la critica si è completamente spostato: niente confronti vis-a-vis, guardando negli occhi il personaggio su cui esprimere il proprio giudizio, ma centinaia di opinionisti, siano essi giornalisti, ex sportivi, influencer in senso lato, che in televisione, in radio, su Internet, coi loro podcast o coi loro video su YouTube massacrano o elogiano questo e quello, con una durezza a volte di cattivo gusto, ma che di persona e in conferenza stampa non si manifesta mai.