La remigrazione «non è riferita a chi viene da noi a lavorare onestamente e si integra nella nostra società. Alla fine della prestazione lavorativa torneranno presso i propri Paesi di origine». Lo sostiene Roberto Vannacci, in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere del Veneto.Secondo il leader di Futuro Nazionale, gli immigrati che lavorano in Italia «non pagano le nostre pensioni, pagano le loro. E a chi non si è assimilato alla società nella quale è stato ospite per 40 anni non verrà rinnovato il permesso di soggiorno, e tornerà nel suo Paese d’origine. Che poi è la speranza di ogni emigrato. Non c'è un diritto acquisito per il semplice fatto di avere lavorato in uno Stato di diventare parte integrante del popolo di quello Stato. Quanto alla cittadinanza, noi proporremo un allungamento dei tempi e l’esame di alcuni indicatori che non si basino solamente sul tempo passato in uno Stato».Le proposte per le imprese

Sulle proposte per gli imprenditori, con cui è previsto un incontro in Veneto ai primi di luglio, «pensiamo a un’aliquota fiscale unica per le Pmi - indica Vannacci - come per le Partite Iva. E poi sburocratizzare la bilancia fra debiti e crediti delle Pmi. Quanto al commercio, defiscalizzazione per gli esercizi commerciali nei borghi di meno di 1.000 abitanti. Poi defiscalizzare degli investimenti nell’impresa e ripartizione del capitale dell’impresa nei confronti dei dipendenti».Il rapporto con la Lega