Negli stadi di calcio, e di altre discipline, è normale vedere i tifosi giapponesi ripulire le tribune lerce di bottiglie, contenitori in plastica, cartaccia
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"Tatsu tori ato wo nigosazu". La traduzione letterale, della frase giapponese, direbbe "un uccello non lascia nulla dietro di sé". A parte i piccioni di Piazza San Marco e affini, questa è la ragione per la quale i giapponesi hanno un senso esclusivo del pulito e dell'ordine. Negli stadi di calcio, e di altre discipline, è normale vedere i tifosi giapponesi ripulire le tribune lerce di bottiglie, contenitori in plastica, cartaccia, lo stesso accade all'interno degli spogliatoi nei quali i calciatori giapponesi, di club e della nazionale, rimettono in ordine armadi, docce, pavimento, panche, a volte confezionando mirabili origami di saluto. È accaduto anche in questo mondiale, ribadendo l'abitudine per la prima volta manifestatasi nel mondiale di Francia 98. Fa parte dell'educazione di un popolo e parte dalle scuole, in quelle elementari non esistono i bidelli, gli studenti hanno l'obbligo di pulire l'aula, di rimettere in ordine banchi e bagni, lo stesso avviene negli uffici e basta circolare per le strade di Tokyo e delle altre città giapponesi per rendersi conto che non ci sono contenitori per la spazzatura, i nostri orribili cassonetti, i rifiuti vengono portati nelle rispettive dimore e qui si provvede allo smaltimento. Per rinfrescare la memoria, anche dalle nostre parti esistono esempi al riguardo, Fabio Capello ha ricordato che ai tempi della Roma era lui a raccogliere le bottigliette vuote di plastica abbandonate dai calciatori che, spontaneamente costretti, capirono l'antifona abituandosi al riordino.










