Classe 1974, ha cominciato a scrivere su L'Eco di Bergamo nel settembre 1993. Assunto nel 2001 come redattore di cronaca città, nel 2003 è passato alla redazio…
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iuntoli, Pompilio, Sbravati, Sarri. Il mercato, il vivaio, la guida tecnica. La rivoluzione è completa o, anzi, ora può davvero cominciare. Perché l’Atalanta ha - giustamente - rivoluzionato le scrivanie. Adesso, da lì, può partire la seconda rivoluzione: quella del campo. L’annuncio di ieri pomeriggio - diventato attesissimo dai tifosi al punto da tracimare nell’ansia - chiude definitivamente il cerchio di una «certa» Atalanta: quella che ha vinto per nove anni e che ha faticato, nel decimo, a proseguire sulla strada precedente. Si era scelta la continuità, si è dimostrata una salita eccessiva. Quindi, ora, si cambia tutto: tipo di calcio, tipo di guida, tipo di mercato. C’è chi dice che sia troppo, ma i fatti si sono incaricati di dimostrare la necessità di questo cambio. Perché la squadra è sì arrivata settima, ma dopo un mercato così dispendioso (120 milioni tra estate e inverno) era lecito attendersi di più. Oppure questo settimo posto è in linea con il livello tecnico della rosa, e allora qualcosa è mancato nella bontà degli investimenti.










