La condanna del 12 febbraio nei confronti di 12 attivisti di CasaPound per l’aggressione di alcuni partecipanti ad un corteo antifascista è stata pronunciata per partecipazione a manifestazione fascista (e per lesioni aggravate), ma non per l’ipotesi più grave di ricostituzione del partito fascista. È quanto emerge dalle motivazioni depositate dal Tribunale di Bari (Prima sezione presidente relatore Marrone, Coscia, Lenoci) che aveva disposto pene variabili da un anno e mezzo a due anni e mezzo di reclusione, oltre che cinque assoluzioni.

L’incertezza sul reato, immediatamente rilevata dagli avvocati degli imputati, deriva dal fatto che l’articolo uno della legge Scelba (quella che proibisce la ricostituzione del partito fascista) è richiamata nel capo di imputazione ma «senza che vi sia alcuna descrizione in fatto della condotta che in ipotesi potrebbe integrare la riorganizzazione del partito fascista, in quanto la condotta descritta fa riferimento al diverso reato di compimento di manifestazioni esteriori di carattere fascista, di cui all’art. 5 del testo normativo». Tuttavia, scrive il Tribunale, «nella manifestazione pubblica di tipo fascista (...) deve ravvisarsi anche un concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista, derivante dall’emulazione da parte di altri di azioni simili poste in essere nella pubblica via ed in presenza di un vicino presidio di polizia (...) così ostentando la volontà di porre in essere la violenza come metodo di lotta politica contro gli avversari pur in presenza delle forze dell’ordine, ponendo quindi in essere una sfida aperta ai poteri dello Stato, per comprimere con metodi violenti ed antidemocratici le libertà politiche altrui ed attentare all’altrui incolumità, senza trovare alcun ostacolo nella presenza di donne e persone indifese».