Due artisti, il librettista Andrea Deplano e il compositore Fabrizio Marchionni, che con orgoglio offrono al mondo contemporaneo “Martino il Giovane e la Bella di Sanluri”, un’opera lirica in due atti che intreccia sardo, italiano, catalano e castigliano, entrata nel catalogo della Universal Edition. Un fatto, per usare le parole dello stesso Deplano, semplicemente eccezionale. Lo abbiamo incontrato dopo la presentazione di venerdì scorso al Conservatorio di Cagliari.

Professore Deplano, lei ha dedicato oltre quarant’anni alla lingua e alla cultura sarda. In che momento ha capito che questa lunga ricerca poteva trasformarsi in un libretto d’opera?

«Conosco Fabrizio Marchionni da quasi trent’anni e nel tempo abbiamo collaborato su molti aspetti della musica sarda tradizionale. Fu lui a propormi di costruire insieme un’opera lirica nuova, capace di abbracciare tutto l’arco dell’esperienza umana, dal canto della culla fino al lamento funebre delle prefiche. Quella proposta è stata la scintilla. Da lì abbiamo lavorato fianco a fianco, in un dialogo continuo che vede nel multilinguismo una cifra identitaria. Il libretto è scritto in sardo, italiano, catalano e castigliano, perché la Sardegna è da sempre terra di stratificazioni linguistiche. Questa pluralità di voci caratterizza anche la musica di Marchionni, che intreccia forme legate alle tradizioni musicali dell'isola con composizioni originali scritte appositamente per il testo, in un dialogo inedito tra memoria e creazione, tra ciò che la tradizione custodisce e ciò che l’opera, come forma d’arte, sa inventare».