Diego Abatantuono ha un sogno, quello che coltivava Jep Gambardella ne La grande bellezza: non perdere tempo in cose che non gli andava di fare. Ma dal momento che Diego sa bene che una chiacchierata con un amico può anche diventare piacevole, si sottopone volentieri. A un’unica condizione: non parlare del Milan.Perché, Diego?
«Perché non mi sono ancora dimesso da tifoso del Milan, ma ho preso una salutare pausa. E per uno che aveva il santino di Gianni Rivera sul comodino, è comprensibile oggi».Quindi viriamo sul cinema: sta girando film?
«Ne ho appena finiti due. Il primo uscirà a inizio settembre e si intitola Il malloppo per la regia di Volfango De Biasi, sul set mi sono molto divertito con Mago Forest e Max Angioni».Il secondo?
«Un tranquillo funerale di famiglia, di Riccardo Milani. È la versione italiana di Funeral party, un film inglese del 2006 rigirato e sceneggiato molto all’italiana».A 71 anni, però fa anche il nonno.
«Ho tre nipoti e li adoro. Come adoro i miei figli, ovvio, ma il mestiere del nonno è una cosa diversa che consiglio a tutti».Una volta ha detto: io mi ritengo un attore per caso.







