Aveva chiuso le porte alla Tunisia del padre per rappresentare la sua Svezia. “Sono nato a Solna, ho giocato per le giovanili di questo Paese. Mi sento svedese”. Ai Mondiali un copione che sembra già scritto: Yasin Ayari segna – per due volte – proprio contro la nazionale tunisina e non esulta in segno di rispetto. Nel 5-1 finale dei gialloblù la storia del centrocampista del Brighton ripercorre quella di una famiglia che ha sempre pensato alla scelta migliore per il bene del figlio. “Volevo che giocasse per la Svezia”, aveva detto qualche mese fa papà Azzouz al quotidiano Aftonbladet. “Deve sentirsi come se stesse dando qualcosa in cambio al Paese che si è preso cura di lui“.
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Il no alla Tunisia: “Sono svedese”
Figlio di padre tunisino e madre marocchina, fin da piccolo Ayari ha avuto tre strade davanti a lui: giocare per una delle due nazionali dei genitori – Tunisia e Marocco, appunto – oppure rimanere fedele alla Svezia, il Paese della sua infanzia e adolescenza. Nel 2021 la tentazione di vestire la maglia della Tunisia era forte. L’opportunità era unica: disputare (in Qatar, qualche mese più tardi) il primo Mondiale in carriera. Grazie (anche) al padre, però, Ayari decise di rimanere legato al gialloblù: Azzouz gli ricordò infatti che la Svezia aveva accolto la loro famiglia e aveva contribuito a costruire il proprio futuro.










