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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che in Italia il tema della sicurezza viene spesso affrontato con allarmismo, anche se «non rappresenta un’emergenza fuori controllo». L’ha scritto in una lettera inviata al Foglio, con cui ha risposto al direttore del giornale Claudio Cerasa, che in un editoriale aveva auspicato una specie di patto nazionale tra i partiti per evitare che l’immigrazione generi insicurezza nelle persone, e possa portarle a sfogare le paure attraverso rivolte e violenze, come è successo in Irlanda del Nord.
Piantedosi ha scritto di essere d’accordo sulla necessità di una politica nazionale sui rimpatri condivisa tra maggioranza e opposizione, ma ha anche detto che il dibattito pubblico sui temi della sicurezza e dell’immigrazione è spesso caratterizzato da «allarmismo e strumentalizzazione» con posizioni «pregiudiziali, infondate, disconnesse dalla realtà. Sicuramente superficiali».
È un’affermazione che contraddice i presupposti per cui Piantedosi e il suo governo hanno approvato cinque “decreti sicurezza” in tre anni e mezzo. In diversi casi i decreti, che riguardavano vari ambiti relativi alla sicurezza pubblica (dalle forze dell’ordine alle manifestazioni all’immigrazione), sono stati criticati perché contenevano norme un po’ raffazzonate e pasticciate. Ora il governo ne sta per approvare un altro, il sesto.








