Il corpo è mio? Ormai il punto interrogativo alla fine del celebre slogan anni ‘70 sembra essere diventato un obbligo, a tratti molesto. Lo gestiscono davvero le donne quel corpo invadente, meraviglioso ma soprattutto che appartiene a loro? Insomma, diciamo che ci si prova, con sforzi anche impegnativi. Così a guardare “The Testaments”, sequel potente del “Racconto dell’ancella” di Margareth Atwood su Disney+, si muovono, come coscienze, rotelle mentali che sembrano forzatamente assopite. La serie, diciamolo subito, non è stravolgente come fu “The Handmaid’s Tale”. Siamo sempre nel futuro distopico di Gilead, ma la violenza bruta dello strapotere maschile sembra un accessorio di una quotidianità politica ormai ordinaria. Ed è qui che viene il bello. Al centro ci sono giovani donne di buona famiglia, educate senza possibilità di altra scelta che non sia diventare mogli perfette. Ovvero, capaci di generare dei figli. Al primo ciclo mestruale suonano le campane a festa perché si compie il volere di un Dio bizzarro. I colori si smorzano, il rosso cupo lascia il passo al prugna (e qui di simbolismi quanti ne vogliamo) e prende piede quel senso comune di accettazione di un valore imposto, alla fine non così lontano dal vivere dell’oggi. Una sorta di principio cartesiano per cui «sei donna, quindi madre» che si sviluppa nell’arco di dieci episodi e diventa una regola di convivenza fondata sul già sentito. In Italia, giusto per citare un Paese interessante, sono in aumento gli aborti clandestini. E non per un vezzo occasionale ma semplicemente perché lo slalom tra gli obiettori di coscienza è diventato uno sport nazionale. Su TikTok spopola il trend “la fuitina siciliana” in cui coppie minorenni fuggono per amarsi e partorire serenamente e già che ci siamo se lei lava bene la macchina a lui è anche meglio. Nel 2023 l’Istat stimava che le ragazze italiane diventate madri sotto i 19 anni fossero circa tremila. Praticamente l’equivalente di sei scuole interamente composte da giovanissime donne con la pancia. Quelle scuole, peraltro, in cui l’educazione sessuo-affettiva è vista come una minaccia da scongiurare più che un insegnamento del rispetto del corpo altrui. E così, alla fine, quando in “The Testaments” sono proprio le giovani donne incastrate in un sentiero dissennato che decidono di dire “basta”, si assapora con gratitudine il gusto del futuro. Affidato alle nuove generazioni, pronte a rimboccarsi le maniche di tela grezza per camminare verso la rivoluzione. Perché, come dice una delle protagoniste: «Le ragazze sono forti, dannatamente forti. E niente è più potente di un’adolescente».
The Testaments: grazie a voi ragazze ribelli
La maternità come unico valore. Il corpo svilito. Lo strapotere maschile. La serie Disney+ non è potente come The Handmaid's Tale. Ma racconta un futuro che sem








