Mi sono convinto a vedere Maternal Instinct, il documentario true crime di Jessica Dimmock (Unsolved Mysteries, The Texas Killing Fields) sbarcato su Netflix lo scorso 12 giugno, dopo che su qualche social ho visto un commento che non poteva che suscitare la mia curiosità: “È una di quelle storie in cui a ogni minuto pensi che non possa succedere qualcosa di più sconvolgente, e invece accade”. E in effetti questa storia vera e americanissima di inganni e manipolazione, sfociata in una violenza inaudita, ha qualcosa di ipnotico e aberrante insieme. Anche se tutto parte con una scena che abbiamo visto tantissime volte sullo schermo: una giovane donna, bloccata per strada nella sua auto, chiama il 911 per chiedere assistenza dato che, proprio lì in quel momento, sta partorendo sua figlia.La giovane in questione è Taylor Parker ma la sua è tutt'altro che una vicenda di parto improvviso ma foriero di grandi gioie. Tutt'altro. Man mano che il documentario si addentra nella ricostruzione dei fatti la sua storia d'amore apparentemente idilliaca, radicata nella dimensione più redneck dell'East Texas, scricchiola sempre più fino a crollare sotto il peso ingombrante delle bugie. (Attenzione! non continuate se non volete rovinarvi la “sorpresa” con gli SPOILER!).Nel 2019 Taylor inizia una relazione con Wade Griffin, carpentiere e cacciatore di cinghiali senza pretese, dalla vita estremamente ordinaria, immediatamente però messa sotto sopra dalle attenzioni premurose ma anche dall'esuberanza finanziaria della ragazza che dice di essere l'erede milionaria di un'azienda petrolifera, anche se tutti i suoi fondi sono bloccati da una faida tra la nonna e la madre.Qualche auto pignorata e investimenti immobiliari sfumati dopo, a fronte dei primi sospetti della famiglia di Wade, Taylor annuncia di essere incinta e inizia una specie di performance, sia social sia offline, in cui celebra la sua gravidanza con grande evidenza: fotografie ambientate col pancione a cavallo, gender reveal, post a profusione, documenti e risonanze inviati a famigliari e amici, acquisti di culle e vestitini. Peccato però che Taylor, già madre di due figli, abbia a un certo punto subito un'isterectomia (cioè la rimozione chirurgica dell'utero) e quindi non possa avere più bambini. Il pancione che sfoggia nelle sue foto social e che fa accarezzare ai suoi cari in visita è una protesi in silicone acquistata sul web, con tanto di meccanismo per simulare i calci del feto.Passano i mesi, i sospetti di suocera e amiche aumentano, e soprattutto scade il termine della gravidanza. Ormai del tutto nel decimo mese, nell'ottobre 2020, Taylor arriva alle estreme conseguenze per uscire dalla rete di menzogne inestricabili che ha costruito lei stessa: qualche mese prima aveva lavorato come fotografa al matrimonio di una giovane di New Boston, Reagan Simmons-Hancock, la quale stava proprio in quel periodo aspettando una bimba; Taylor si reca a casa sua e la uccide brutalmente. Il suo piano folle era quello di rubare a Reagan la bimba, che purtroppo nasce morta dopo essere stata estratta con efferatezza dal ventre della madre. Dopo la sua chiamata d'emergenza, gli agenti trovano Taylor in macchina con poche tracce di sangue e un corpicino tra l le mani; gli esami in ospedale non riscontreranno ovviamente nessun segno di parto né di gravidanza nella donna.Maternal Instinct racconta una storia così violenta e malsana da sembrare un film horror, ma il vero terrore è realizzare quanto ordinaria e reale sia la manipolazione messa in atto da Taylor Parker. Ossessionata dalla sua apparenza sui social, era attaccata morbosamente a poche amiche che poi abbandona quando loro stesse iniziano a dubitare della veridicità di ciò che racconta, soprattutto quando la giovane donna s'inventa una malattia dietro l'altra, con tanto di post edificanti dal letto di ospedale. Taylor usava telefoni usa e getta, s'inventava mail di avvocati, parenti e agenti immobiliari, distorceva la sua voce al telefono, mandava anonime lettere minatorie a Wade, ai suoi parenti e a sé stessa. Non esisteva nessuna nonna milionaria ovviamente né una madre abusiva.Per tenere attaccate le persone a sé era disposta a inventare qualsiasi tipo di balle, balle che poi s'ingigantivano sempre più fino a spingerla a perdere totalmente il controllo. Il 3 ottobre 2020 Taylor Parker è stata condannata alla pena di morte. Il documentario ricostruisce la sua scellerata vicenda con testimonianze video e soprattutto le interviste ai vari testimoni delle sue macchinazioni: Wade e la sua famiglia, le vecchie amiche, e anche i parenti di Reagan Simmons-Hancock. Tutti sono ancora scioccati da tutto quel dolore e quella manipolazione, e soprattutto nel caso di Wade e la sua famiglia, c'è anche la convivenza con un senso di colpa ineluttabile: avremmo dovuto insistere nei nostri sospetti? Avremmo dovuto dire qualcosa? Avremmo potuto fare di più?Anche i medici e i sanitari che sapevano della sua isterectomia non hanno potuto rivelare niente nemmeno di fronte ai post di Taylor sulla sua tanto decantata gravidanza, per via di stringenti leggi sulla privacy. Solo una di loro, a un'amica insistente che faceva domande per avvalorare i propri dubbi, è riuscita a dire: “Trust your guts”, fidatevi delle vostre budella, del vostro istinto. A chi guarda le budelle si contorcono in continuazione, soprattutto pensando che, in questa epoca di esposizione continua, di continua narrazione esagerata e affettata di noi stessi, di persone che s'inventano vite che non esistono ne conosciamo tutti.
Maternal Instinct più che un documentario true crime è un efferato (e realissimo) film horror
Una giovane donna americana finge una gravidanza ma la sua rete di bugie la porteranno a compiere un gesto estremo e diabolico










