A Livorno, una ragazzina dodicenne è stata minacciata perché vestiva all'occidentale
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“Stai attenta altrimenti ti ammazziamo e ti facciamo vedere noi”. Questa, stando a quanto riportato dal quotidiano Il Tirreno, la minaccia che una ragazzina di 12 anni si sarebbe sentita rivolgere a Livorno da una signora che usualmente indossa il burqa. La sua unica colpa? Non indossare gli abiti consoni ai dettami dell’Islam, la religione dei suoi genitori.A denunciare tutto in questura la madre della piccola, una quarantacinquenne originaria del Bangladesh da tempo residente a Livorno insieme a quest’ultima e al marito. I fatti risalgono ai giorni scorsi. La donna si trovava al giardino Parterre della città toscana. Mentre la mamma parlava con alcune connazionali, un gruppo di adulti, tutti bengalesi, accerchia la ragazzina, che in quel momento è accanto alla cugina e che si era allontanata con alcuni amichetti. A guidarlo, secondo quanto formalizzato nella querela, una donna che normalmente indossa il burqa che, muovendo la mano destra con enfasi religiosa, inizia a rimproverarla. Il motivo? Suo padre è musulmano e lei, di conseguenza, avrebbe l’obbligo di coprirsi e adempiere ai doveri religiosi. Di fronte al rifiuto della dodicenne, la situazione degenera: prima altri rimproveri, poi la promessa di tornare a imporre quelle regole con la forza, fino alla minaccia di morte.Sulla vicenda sono infine intervenuti l’europarlamentare della Lega e vicepresidente del gruppo Patriots for Europe Susanna Ceccardi e Carlo Ghiozzi, segretario provinciale Lega Livorno e capogruppo in consiglio comunale. “Quanto accaduto al Parterre di Livorno, dove una bambina di 12 anni è stata aggredita e minacciata di morte perché vestiva “all’occidentale”, è un fatto gravissimo che non può essere minimizzato. Si tratta di un episodio che colpisce i valori fondamentali della nostra società: libertà personale, tutela dei minori, parità uomo-donna e rispetto della legge italiana. Nessuno può imporre il proprio credo religioso con intimidazioni o violenza.







