Genova – Due lauree, l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocata e un master in Management alla Bocconi non sono bastati a risparmiarle attacchi sessisti tesi a sminuirla. Si commuoverà più volte, Isabella Lanzone, direttrice amministrativa del Gaslini, in questa intervista. Lo farà parlando del padre, mancato prima di poterla vedere dirigente; raccontando dell’amatissimo figlio; e infine ricordando quando, nel corso dell’ esperienza da assessora a Genova, fu al centro di polemiche. Laurea in Giurisprudenza. «A ventitré anni. Ho acquisito l’abilitazione ed esercitato la professione di avvocata per un po’, nel frattempo facevo concorsi pubblici e li vincevo». Fare l’avvocata non la appassionava? «Più che altro, in famiglia mi caldeggiavano la carriera nel settore pubblico, considerata, per una donna, più compatibile con l’equilibrio familiare». Papà avvocato? «Papà fu dirigente pubblico nelle Ferrovie e poi tornò a fare l’avvocato. Mamma casalinga, con tre figli, appagata». Di un eventuale impiego pubblico, lei cosa pensava? «Mi sembrava una sorta di “comfort zone”, rispetto alle mie ambizioni. Poi, in realtà, ho vinto vari concorsi, ho scelto di entrare in Regione e mi sono innamorata di quel lavoro». Entrò come dirigente? «Funzionaria. Dirigente lo sono diventata quando sono andata a lavorare per l’azienda sanitaria di Chioggia, dove sono approdata dopo essermi specializzata in gestione del personale dipendente». A 30 anni la dirigenza e la seconda laurea in Scienze politiche. In famiglia? «Tutti orgogliosi, ma papà purtroppo non ha potuto vedermi dirigente, è mancato prima: è stato un grande dolore». Un anno a Chioggia, poi va a gestire l’Asl di Gorizia. «Il Friuli è una terra che mi è rimasta nel cuore. Così come la Sardegna, dove ho anche incontrato il padre di mio figlio». Capo del personale dell’Asl di Cagliari: a quel punto mancava da Genova già da un po’ ed era single. Mamma faceva pressioni? «No. In famiglia mi vedevano talmente motivata che non si ponevano il problema. Mamma è sempre stata una donna molto emancipata». In cosa si scorge l’emancipazione di una casalinga? «Dal rispetto che nutre verso sé stessa, i figli e le loro ambizioni. Noi siamo tre fratelli, mamma ci ha sempre supportati e trasmesso forte stima». Nel 2009, quando la Sardegna cambiò colore politico, decise di andare altrove. «Stavo valutando nuove opportunità, quando mi cercò l’Azienda sanitaria genovese. Bellissima esperienza, sino a quando la mia direttrice generale decise di nominarmi capo dipartimento. Scoppiò un caso politico: mi accusarono di non avere i requisiti. Avevo 36 anni, due lauree, una specializzazione in Bocconi e dieci anni di esperienza nel settore». Come finì? «Che i requisiti li avevo eccome, come dimostrarono la commissione consiliare e la Corte dei Conti, che archiviò la denuncia sulla mia nomina. Ma alla fine decisi di andarmene, non c’erano le condizioni per restare. Andai a lavorare a Udine, insieme al mio fidanzato, di nove anni più giovane, che si stava specializzando in medicina e poteva trasferirsi». Due lauree, un master, l’abilitazione, un fidanzato più giovane. Le hanno mai dato dell’esagerata?</CF> (ride) «No, ma quando il sindaco Marco Doria mi ha scelta per la giunta, i primi mesi non sono stati affatto facili». Assessora al Personale e all’informatica, ma non lasciò il lavoro in Asl. L’opposizione la mise nel mirino? «Avevo 38 anni ed ero una donna. Una mia foto seduta con le gambe raccolte di lato finì sul giornale. Sui social si scatenarono gli haters: minacce, insulti sessisti. Mi davano dell’arrivista e dall’avida, mi attaccavano perché non avevo lasciato il lavoro, quando invece era un’opzione consentita dalla legge. In quei giorni scoprii di essere incinta». Denunciò gli haters? «Sì, e vinsi. Il risarcimento lo diedi in beneficenza». Più potente da assessora o da dirigente pubblico? «Le donne hanno potere sempre, qualsiasi cosa facciano». E perché lo avrebbero? «Sono speciali e intelligenti. Hanno carisma, visione, etica, ideali. Il problema è che, spesso, non sono consapevoli». Le donne di oggi? «Negli ultimi anni è cambiato il mondo, c’è una diversa sensibilità, ma i leoni da tastiera si sono moltiplicati». Lei è separata. Com’è coniugare la carriera e il ruolo di madre? «Molto faticoso. Ma io ho un figlio davvero eccezionale e una famiglia che mi aiuta».