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Domenica sera il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif (il Pakistan è il paese che media tra Iran e Stati Uniti) ha annunciato un accordo per mettere fine alla guerra; in seguito lo hanno confermato sia il presidente statunitense Donald Trump che il regime iraniano, tramite il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi. Da giorni Trump dava un accordo per imminente.
Sharif ha detto che l’accordo sarà firmato venerdì 19 giugno in Svizzera e che prevede la fine «immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano». Non si sa, però, cosa contenga precisamente l’accordo né cosa preveda sulla questione dirimente del programma nucleare iraniano, su cui il regime non si era mostrato disposto a fare concessioni. Il testo dell’accordo non è stato reso noto.
Sharif ha aggiunto che nei prossimi giorni ci saranno alcuni incontri per formalizzare l’accordo nei suoi aspetti tecnici, prima della cerimonia della firma. È verosimile insomma che alcuni punti dell’accordo debbano ancora essere discussi: al momento è impossibile farsi un’idea più precisa sul suo contenuto e le sue implicazioni.
Ormai da settimane un accordo sembrava vicino: la prosecuzione degli attacchi israeliani in Libano, compresi quelli delle scorse ore, avevano rischiato più volte di far saltare i cessate il fuoco in vigore.












