Domenico muove solo tre dita della mano sinistra. Da sette mesi chiede di poter morire. Nessuno gli risponde. «Si metta nei nostri panni», gli ha detto lo psichiatra. Lui ha risposto: «Fatene voi una, di giornata come le mie» . Lo hanno incontrato sei volte. Lo hanno rigirato come un calzino - psichiatra, psicologo, neurologo, medico legale, anestesista, specialista cure palliative - per stabilire se sia abbastanza lucido per decidere di voler morire. Poi, dal 23 marzo, più niente. Domenico Zuccarella, 59 anni, è di Giussano, faceva l’imbianchino. Dal 2009 la sclerosi multipla lo ha preso pezzo per pezzo. Viene imboccato, vive - tra sofferenze indicibili - tra letto e carrozzina. L’8 novembre 2025 ha chiesto all’Asst (Azienda Socio-Sanitaria Territoriale) Ovest Milanese di Legnano di verificare se possiede i requisiti per il suicidio medicalmente assistito. Sette mesi dopo, nessuna risposta. Eppure le linee guida dell’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso fissano il tempo massimo del Collegio di valutazione per concludere l’iter: 145 giorni, quasi cinque mesi. Termine già scaduto. Le indicazioni operative della Regione Lombardia chiedono di agire «in un’ottica di tutela della dignità della persona e di minimizzazione delle sofferenze». L’Associazione Luca Coscioni ha diffidato l’azienda. Lui aspetta, tra dolori ormai intollerabili. Lo abbiamo incontrato insieme al suo amministratore di sostegno, Stefano Galli - «un mio amico da quarant’anni» - e al fiduciario Giorgio Longoni.
“Vivo nella sofferenza e chiedo di poter morire, lo Stato smetta di ignorare la mia scelta”
Domenico Zuccarella, lombardo, è malato di sclerosi multipla dal 2009 e muove solo tre dita di una mano: “Serve una legge”








