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Massimiliano Nerozzi, nostro inviato a Los Angeles

A 19 anni è l’astro nascente della Bundesliga e della Costa d’Avorio. Nel girone ci sono anche gli «italiani» Bonny (Inter), Ndicka (Roma) e Koussonou (Atalanta)

È davvero la città dell’amore fraterno, Filadelfia: con i tifosi in arrivo dall’Africa esclusi dai visti e tanti di quelli negli States tagliati fuori dai prezzi dei biglietti, la festa per la Costa d’Avorio, e il suo popolo, è già stata l’amichevole con le riserve dell’Union, il club di Mls che ha regalato i tagliandi agli spettatori. Bruciati in pochi minuti, stipando così il Subaru Park di Chester, alle porte della città. Su quel prato gli «Elefanti» si allenano, dormendo invece a Wilmington, al di là del fiume Delaware.

Non ce l’avesse fatta, nel giro delle ultime due stagioni, a gridare in tribuna ci sarebbe stato anche Yan Diomande, 19 anni, ultimo gioiellino del Lipsia, reduce da una stagione con 13 gol e 10 assist, allestimento full optional per un esterno d’attacco. Da Abidjan, dove è nato, alla Bundesliga, passando dagli Stati Uniti — ecco perché sarebbe stato qui, in ogni caso —, dalla Spagna e, finalmente, fiutato dagli scout della Red Bull. L’ambizione, accesa dal c.t. Emerse Fae, è smisurata: fare meglio della Golden age, di Didier Drogba, Yaya e Kolo Touré, che sono nella leggenda, ma non negli almanacchi del Mondiale, sempre eliminati ai gironi. Diomande proverà a essere la scintilla, per un gruppo che conta pure gli «italiani» Kossounou (Atalanta), Ndicka (Roma) e Bonny (Inter). Il destino soffia alle spalle di Yan: a casa, il campo era la strada — «e per le scarpe non c’erano soldi» — però ha talento sufficiente per una scuola. «Volevo costruirmi un futuro».