Cinquant’anni portati con la faccia di chi guarda già alla prossima stagione. Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone, non è tipo da bilanci nostalgici: anche nella sera della festa per il mezzo secolo, tra autorità e brindisi, il discorso scivola in fretta dal passato ai cantieri ancora aperti. Sotto la sua regia il comprensorio ha appena chiuso la stagione più ricca di sempre, ma lui preferisce parlare di quello che manca. A partire da un sogno che si chiama secondo tronco del Cimoncino.

Magnani, qual è il suo bilancio di questi primi cinquant’anni?

"Prima di tutto bisogna ringraziare chi il Cimone l’ha costruito e ci ha creduto: sette presidenti e tantissimi collaboratori. Oggi è una realtà importante per tutto l’Appennino, cresciuta molto grazie agli investimenti. È un punto d’appoggio per l’intera regione: attorno alla filiera lavorano moltissime persone, e questo tiene la gente legata ai propri territori. In montagna di solito si assiste allo spopolamento, da noi ancora si resiste".

I numeri vi danno ragione.

"Direi proprio di sì. Quello appena concluso è stato un anno record. Abbiamo superato i 200mila skipass venduti, con un incasso mai visto: la stagione migliore degli ultimi cinquant’anni. Merito della lungimiranza di quattro anni fa, quando abbiamo investito su innevamento, sicurezza e nuovi battipista".