Monica Montefalcone, biologa marina e professoressa associata di Ecologia all’Università di Genova, è morta a 51 anni il 14 maggio 2026 in un incidente subacqueo alle Maldive. Con lei sono morti sua figlia Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri, Muriel Oddenino e Gianluca Benedetti e, durante i soccorsi, il sergente maggiore maldiviano Mohamed Mahudhee.

Dell'incidente si è scritto molto. Molto meno di ciò che Montefalcone ha dato alla scienza del mare, ed è questo che va raccontato oggi.

Per ventisette anni ha documentato la perdita silenziosa degli ecosistemi sommersi: le scogliere rocciose del Mediterraneo, le praterie di Posidonia oceanica, le gorgonie uccise dal calore, i coralli delle Maldive. Tutto era cominciato con la posidonia, al centro della tesi di laurea e del dottorato, che aveva imparato a leggere come indicatore della salute dell’ecosistema costiero.

La mappatura delle coste italiane dell’Ispra mostra le ferite sulla posidonia

Buona parte della sua carriera l’ha dedicata a ricostruire la memoria scientifica degli habitat sommersi, contro la sliding baseline syndrome: la tendenza di ogni generazione ad accettare come normale lo stato degli ecosistemi che trova, dimenticando quanto era già andato perduto. Tornando sui siti studiati dal pioniere della subacquea marina Gianni Roghi e dal suo maestro Carlo Nike Bianchi, Montefalcone ha confrontato settant’anni di dati e mostrato come gli ambienti sottomarini si fossero impoveriti in pochi anni. «Sono salita sulle spalle dei giganti», aveva detto ricevendo il Tridente d’Oro nel febbraio 2026.