L’assessora regionale Graziamaria Starace si trova al centro di un complesso intreccio giudiziario che unisce una denuncia per maltrattamenti familiari a un’indagine per concussione a Vieste. Se da un lato l’ex marito è a processo per minacce di morte e aggressioni, dall’altro la stessa esponente politica deve difendersi dall’accusa di aver fatto revocare le licenze balneari dell’ex coniuge come indebita pressione economica.

L’ex marito di Graziamaria Starace a processo per violenze

La difesa dell'uomo

L'inchiesta per concussione che scuote il Comune di Vieste

L’ex marito di Graziamaria Starace a processo per violenzeUna dolorosa vicenda familiare segna la vita di Graziamaria Starace, attuale assessora al Turismo della Regione Puglia ed ex assessora comunale a Vieste. L’ex marito dell’imprenditrice, il cinquantatreenne Alessandro Corso, si trova a processo davanti al Tribunale di Foggia con le gravi accuse di maltrattamenti in famiglia e minacce aggravate.Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe sottoposto la donna a oltre un decennio di prevaricazioni fisiche e psicologiche, sfociate in insulti telematici, divieti di uscire liberamente, schiaffi e persino un calcio che l’ha fatta rovinare a terra.Facebook Graziamaria StaraceGraziamaria Starace, attuale assessora al Turismo della Regione Puglia ed ex assessora comunale a ViesteMolti di questi episodi di violenza, stando alle indagini condotte con le procedure del codice rosso, sarebbero avvenuti alla presenza dei figli della coppia.La difesa dell’uomoDavanti alle pesanti contestazioni della Procura, l’imprenditore turistico ha respinto pubblicamente le accuse di violenza fisica e di mancato mantenimento della prole: “È assolutamente falso affermare che io non abbia provveduto al mantenimento dei miei figli. Nel corso degli anni ho sempre adempiuto ai doveri di padre”La difesa di Corso riconduce la vicenda ai difficili e conflittuali rapporti legati a una separazione coniugale definita complessa e dolorosa. L’uomo ha contestato la natura dei certificati medici presentati dall’accusa, parlando di semplici arrossamenti cutanei estranei a percosse, e ha chiarito che i messaggi di scuse depositati agli atti dagli inquirenti andrebbero contestualizzati.