Spari a raffica, dall’alto. Provengono dagli elicotteri delle Forze armate bolivariane. Colpiscono minatori, i nuovi schiavi, e non solo. E ne uccidono almeno 21. Le cifre potrebbero essere più alte, ma Caracas tace. Hanno l’ordine di “liberare”, così dicono, Las Claritas e i chilometri 33 e 88, due zone estrattive situate nel meridione dello Stato Bolívar, nel cosiddetto Arco Minero, che detiene le più grandi riserve di oro, coltan e terre rare del Venezuela. Ufficialmente l’operazione, in corso da tre giorni, punta a colpire le mafie coinvolte nel business estrattivo. In particolar modo il Tren de Aragua, designata come “organizzazione terroristica” dagli Stati Uniti. Alcune fonti parlano dell’uccisione di Hector Guerrero Flores, alias Niño Guerrero, su cui il Dipartimento di Stato Usa aveva messo una taglia di 5 milioni di dollari. Nessuna conferma per il momento. Altro bersaglio: Johan José Romero, Petrica, leader del Sindicato, fazione del Tren de Aragua.
Tuttavia le gang vantano ancora degli appoggi all’interno dello Stato venezuelano, in particolare nella corrente del ministro dell’Interno Diosdado Cabello, che ha filtrato in anticipo la notizia sull’imminente operazione. Sfollate anche centinaia di famiglie, ma Caracas non fornisce stime ufficiali. Nelle ore precedenti i residenti de Las Claritas hanno chiuso i varchi di entrata alla località (Troncal 10) chiedendo la fine delle operazioni e delle violazioni dei diritti umani in corso. Per ragioni di sicurezza erano stati chiusi anche gli accessi al trasporto pubblico nel municipio di Caroní.








