Il dispositivo salvavita per eccellenza, l’airbag, può tramutarsi in un proiettile letale proprio quando dovrebbe proteggere. È l’essenza dell’emergenza legata agli airbag Takata, uno dei richiami più vasti e gravi nella storia dell’automotive secondo la NHTSA, l’autorità federale statunitense di sicurezza stradale.
In Italia la vicenda conosce una brusca accelerazione con una decisione del Tribunale di Torino che chiama in causa Opel. Un difetto tecnico di proporzioni enormi è alla base del caso. L’esposizione prolungata a calore e umidità degrada il propellente degli airbag Takata: in caso d’urto, un’esplosione anomala del generatore di gas può frantumare il modulo, proiettando schegge metalliche contro conducente e passeggeri, con conseguenze potenzialmente fatali.
I numeri nazionali delineano un quadro da emergenza di salute pubblica. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti stima che circa 1,25 milioni di veicoli con questi dispositivi difettosi circolino ancora sulle nostre strade, a fronte di un totale di circa 4 milioni coinvolti nella campagna di richiamo in Italia.
Nel perimetro specifico di Opel, le associazioni dei consumatori indicano cifre rilevanti: l’azione inibitoria in corso riguarda circa 300.000 vetture della casa tedesca e risultano documentati ordini di blocco per circa 24.000 auto, su quasi mezzo milione originariamente equipaggiate con il sistema incriminato.








