Taormina – A ottantatré anni Giancarlo Giannini continua a diffidare delle opinioni troppo facili. Sul palco del Taormina Film Festival arriva per presentare “Baracoa”, piccolo film cubano girato tra blackout e mezzi di fortuna, ma finisce inevitabilmente per commentare una delle polemiche culturali degli ultimi giorni: quella nata attorno alle parole di Francesco De Gregori, che ha confessato il proprio imbarazzo di fronte agli artisti che prendono posizione politica in modo troppo netto. “De Gregori ha perfettamente ragione”, dice Giannini senza esitazioni. La sua non è una provocazione, ma una convinzione maturata in oltre sessant’anni di carriera. “Perché un artista dovrebbe esprimere il suo credo politico? Pensasse a fare il suo mestiere”. E rincara: “Già abbiamo i politici che non sanno neanche loro parlare. Ci si mettono pure attori e cantanti?”.
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A Taormina, dove riceve il premio alla carriera, l’attore torna così su una questione che attraversa il mondo dello spettacolo, tra chi rivendica il dovere dell’impegno pubblico e chi invece preferisce separare arte e militanza. Giannini non sembra avere dubbi. “Fai l’attore, fai il musicista. Invece parlano di politica”. Poi conclude con una battuta: “Non ci capiscono già niente i politici, ci si mettono pure gli attori? Gli attori non parlino di politica”.










