Con l’ampliarsi dei mercati oltre i titoli tecnologici mega-cap, le strategie orientate ai dividendi stanno tornando ad attirare l’attenzione. Negli ultimi 25 anni i dividendi hanno rappresentato storicamente circa due quinti dei rendimenti totali delle azioni statunitensi. Anche per questo l'interesse è di nuovo alto. «Le allocazioni ai dividendi statunitensi risultano interessanti per molti investitori alla ricerca di resilienza e diversificazione, mentre gli indici internazionali focalizzati sui dividendi hanno beneficiato di valutazioni più contenute, cicli di allentamento monetario in diverse regioni e un miglioramento delle tendenze di remunerazione degli azionisti», dice Dina Ting, Head of Global Index Portfolio Management, Franklin Templeton Etfs. Quali sono gli aspetti chiave? «Nonostante la persistente concentrazione nei titoli tecnologici a mega-capitalizzazione, le strategie statunitensi orientate ai dividendi sono generalmente rimaste competitive e, storicamente, hanno registrato flessioni meno profonde rispetto ai mercati azionari più ampi. Lo scorso anno, le società statunitensi hanno distribuito un ammontare record di 704,8 miliardi di dollari in dividendi, segnando il quindicesimo record annuale consecutivo. Parallelamente, la crescita dei dividendi ha accelerato in diversi mercati internazionali, evidenziando la persistente solidità dei trend di remunerazione degli azionisti». Quali i vantaggi? «Le strategie internazionali orientate ai dividendi hanno beneficiato di valutazioni più contenute, di una crescente attenzione alla remunerazione degli azionisti e di una maggiore esposizione a settori come finanziari e industriali. L’investimento orientato ai dividendi è stato a lungo accompagnato da una reputazione poco favorevole: affidabile, forse, ma raramente al centro del dibattito di mercato. Poi è arrivata l’era dei tassi di interesse prossimi allo zero e dei “Magnifici Sette”, in cui le strategie focalizzate sul reddito apparivano ancora meno rilevanti. Oggi, però, questo potrebbe stare cambiando». Per quale ragione? «Con l’ampliarsi dei mercati oltre un ristretto gruppo di leader tecnologici statunitensi, le azioni orientate ai dividendi stanno tornando ad attirare l’attenzione. Oggi il loro appeal non risiede soltanto nel rendimento, ma anche nella qualità, nella disciplina del cash flow e in una più ampia esposizione settoriale, in una fase in cui la crescita economica è diventata più disomogenea tra regioni e settori. Negli Usa la crescita dei dividendi continua a essere ampiamente supportata: nel 2025, oltre il 90% delle società statunitensi ha aumentato la distribuzione oppure l’ha mantenuta invariata. Per gli investitori preoccupati dal rischio di concentrazione, questa resilienza può continuare a rappresentare un elemento importante di attrattiva. Riteniamo che la partecipazione al mercato sia destinata ad ampliarsi e che, storicamente, tali fasi abbiano creato un contesto più favorevole per le azioni orientate ai dividendi e al valore. Vale la pena ricordarlo, poiché negli ultimi 25 anni i dividendi hanno rappresentato storicamente circa due quinti dei rendimenti totali delle azioni statunitensi, con un contributo analogo in Europa».
Usa, torna l'interesse sui dividendi: “Non conta solo il rendimento, ma anche la qualità”
Ting (Franklin Templeton Etfs): “Con l’ampliarsi dei mercati oltre un ristretto gruppo di leader tecnologici statunitensi, le azioni orientate ai dividendi sta…







