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Bastava un po' di buonsenso, e magari qualche ora di volo transatlantico, per non cadere nella trappola. Invece, nell'era in cui un video di trenta secondi diventa una narrazione compiuta nel giro di un'ora, c'è chi ha trasformato i normali controlli di sicurezza dell'aeroporto di New York in un affronto alla dignità umana. La vittima designata della storia: Fabio Cannavaro, campione del mondo 2006, Pallone d'Oro, oggi commissario tecnico dell'Uzbekistan al suo storico primo Mondiale.
Le immagini che hanno fatto il giro dei social nei giorni scorsi mostravano i giocatori uzbeki e lo staff tecnico sottoposti a ispezioni con metal detector e cani antidroga, con Cannavaro stesso controllato per diversi minuti. A fare da detonatore alla polemica è stato il giornalista e scrittore britannico Aaron Bastani, noto esponente della sinistra radicale d'oltremanica, che sul suo profilo “X” ha twittato in modo tranchant: “Fabio Cannavaro, vincitore della Coppa del Mondo, ex capitano dell'Italia e vincitore del Pallone d'Oro, perquisito come un presunto corriere della droga negli Stati Uniti”. Parole affilate, efficaci sui social, e sostanzialmente prive di fondamento.
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