La Commissione europea non avrebbe garantito un livello di trasparenza sufficiente sui contratti per l'acquisto dei vaccini contro il Covid-19. È la conclusione a cui è giunto l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Unione europea, Athanasios Rantos, nelle cause che riguardano l'accesso ai documenti relativi agli accordi stipulati da Bruxelles con le aziende farmaceutiche durante la pandemia.Le conclusioni, depositate oggi (11 giugno), si inseriscono nel solco della sentenza pronunciata nel 2024 dal Tribunale dell'Ue, che aveva censurato la scelta della Commissione di concedere soltanto un accesso parziale ai contratti richiesti da eurodeputati e cittadini privati. Sebbene il parere dell'avvocato generale non sia vincolante, è comunque un passaggio ulteriore in vista della decisione della Corte.Al centro del contenzioso due aspetti: le dichiarazioni sull'assenza di conflitti di interesse dei componenti della squadra negoziale incaricata di trattare con le case farmaceutiche e alcune clausole contrattuali relative agli indennizzi. Secondo Rantos, la Commissione non avrebbe dimostrato che la diffusione dei nomi dei negoziatori potesse compromettere la tutela della vita privata. Allo stesso modo, non sarebbe stato provato che la pubblicazione delle clausole sugli indennizzi fosse in grado di danneggiare gli interessi commerciali delle aziende coinvolte o di esporle a maggiori rischi di contenzioso.Nelle sue conclusioni, l'avvocato generale richiama il principio della trasparenza, ritenendolo un obiettivo di interesse pubblico particolarmente rilevante nel contesto delle trattative che portarono all'acquisto dei vaccini durante l'emergenza sanitaria. Le versioni dei documenti rese disponibili dalla Commissione, ampiamente oscurate, non avrebbero infatti consentito una verifica effettiva dell'imparzialità dei negoziatori né una piena comprensione di alcune condizioni contrattuali.La vicenda affonda nel 2021, quando alcuni membri del Parlamento europeo e diversi soggetti privati chiesero di consultare integralmente i contratti conclusi dall'esecutivo comunitario con le aziende farmaceutiche. Bruxelles autorizzò soltanto un accesso parziale, sostenendo la necessità di bilanciare il diritto all'informazione con gli obblighi di riservatezza previsti dagli accordi sottoscritti.Ora la parola passa ai giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea, che dovranno pronunciarsi nel merito. La sentenza è attesa nei prossimi mesi.