L'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato nell'ambito dell'inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Csm. È quanto si apprende da fonti dello stesso Csm.
Miele aveva assunto l'incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito; da marzo del 2026 il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27mila euro l'anno.
In magistratura contabile dal 1986, Miele l'ex aggiunto della Corte dei Conti indagato nell'indagine sul Ponte dello Stretto, ha alle spalle un lungo percorso professionale.
Nato ad Aquino, in provincia di Frosinone nel febbraio del 1956, è sposato e padre di due figli. Laureato all'università di Firenze in giurisprudenza, prima dell'ingresso nella magistratura contabile, ha prestato servizio in Polizia ricoprendo incarichi direttivi al ministero dell'Interno. L'11 novembre 1986, all'età trent'anni, è entrato alla Corte dei conti dove ha svolto numerosi incarichi sia nell'ambito del controllo sia in quello giurisdizionale. Ha operato presso la Delegazione regionale della Corte dei conti per il Piemonte, la Sezione giurisdizionale speciale per le pensioni di guerra e gli uffici di controllo del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato. Nel 1994 è stato assegnato alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Molise e successivamente ha presieduto la sezione giurisdizionale della Corte del Lazio. Ed è durante questo mandato che si è occupato delle vicende legate alla pandemia da Covid e in particolare l'acquisto di mascherine mai consegnate e acquistate con fondi della Regione Lazio, all'epoca guidata da Nicola Zingaretti. Indagine poi finita in archivio.










