di
Roberto De Ponti
L’ex Take That ora è maturo, risolto. E ha tanta energia sul palco
«My name is Robbie Fucking Williams, this is my band, this is my ass, and you better be done because I’m fucking phenomenal». Se necessitate di traduzione, allora passate direttamente al capoverso successivo.
Non ci girerà troppo intorno, il buon Robbie, quando comparirà sul palco di Firenze circondato da uno stuolo di musicisti e di ballerine sventolanti bandiere RW, preceduto dalle note di Rocket e pronto ad arringare la folla al grido di Let Me Entertain You, lasciate che vi intrattenga. La t-shirt bianca, a meno di sorprese dell’ultimo secondo, con la scritta «robbie» nera in bella vista, con evidente rimando al logo degli Oasis (sì, quelli di Liam Gallagher che Robbie Williams aveva invitato sul ring per decidere a cazzotti chi fosse il migliore, 100 mila sterline in palio).







