Sette persone e due aziende sono state incriminate a Hong Kong per il grave incendio nei grattacieli residenziali della Wang Fuk Court, che lo scorso 26 novembre provocò la morte di 168 persone. L’azienda di consulenza e il principale costruttore incaricati della ristrutturazione del complesso, i rispettivi presidenti e altre persone coinvolte negli interventi sono state accusate a vario titolo in due procedimenti diversi: tra i reati contestati dalla polizia e da una commissione indipendente contro la corruzione ci sono quelli di omicidio colposo, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e intralcio alla giustizia.

Quello divampato in sette degli otto grattacieli del complesso, che si trova nella parte nordorientale di Hong Kong, è l’incendio più grave della storia recente del territorio. Si estese velocemente, bruciando i ponteggi in bambù che erano stati montati attorno agli edifici (è un materiale molto diffuso per le impalcature in Asia orientale), e lasciò migliaia di persone senza casa.

Secondo le indagini della commissione anticorruzione, alcune delle persone incriminate avrebbero presentato informazioni false sui progetti, in modo da eludere i controlli e frodare le autorità. Per la polizia, la società di consulenza e il costruttore sarebbero inoltre responsabili di gravi negligenze nel progetto. Quella che ha portato alla loro incriminazione è l’indagine congiunta più estesa degli ultimi anni a Hong Kong. In totale sono state arrestate 35 persone.