"Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l'innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria". L'altezza della torre di Gesù e la croce che la sovrasta di cui celebra l'inaugurazione, sono l'occasione per papa Leone per ridefinire l'alto e il basso della grammatica cristiana.

Davanti ai reali di Spagna, Felipe e Letizia, al presidente del governo Pedro Sanchez, a centinaia di fedeli in basilica ma idealmente, tra maxischermi e dirette tivvù, a tutta la Spagna e al mondo intero, il Papa scandisce parole nette: "La Croce di Cristo, posta in cima a questa basilica, è la croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno".

E' il culmine della giornata a Barcellona di papa Leone, seconda tappa del viaggio in Spagna dove ancora una volta ha fatto risuonare appelli alla concordia e al superamento delle divisioni. "Rinunciamo alle offese, ai giudizi affrettati, alle calunnie e alle maldicenze", anche nei social network' dice dell'abbazia di Montserrat nella tarda mattinata. Per subito rincarare: "Deponiamo le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore", Gesù "non porta armature", "riprendiamo la via della misericordia, della riconciliazione, della verità".