A febbraio l'inflazione americana era al 2,4%, al di sotto dei livelli ereditati - complice la guerra in Ucraina - dall'amministrazione Biden, il mercato del lavoro non era motivo d'ansia e la Casa Bianca ne andava fiera. Poi Donald Trump ha bombardato l'Iran, provocando il blocco immediato del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, e il prezzo del petrolio è schizzato, con picchi oltre i 100 dollari al barile. Oggi, dopo i recenti dati sull’occupazione che hanno registrato la creazione di 172 mila nuovi posti di lavoro, il doppio di quelli previsti, il Bureau of Labor Statistics ha consegnato al tycoon l’altra parte del conto. A maggio i prezzi al consumo sono cresciuti del 4,2% su base annua, e segnando +0,5% su base mensile. Quasi il doppio rispetto a tre mesi fa, quando è iniziato il conflitto in Medio Oriente, e allo stesso tempo il livello più alto toccato da aprile 2023. Un risultato in linea con le aspettative dei mercati, ma non per questo più rassicurante. E che contraddice la lettura del tycoon di un'inflazione come "fenomeno passeggero", destinato ad affievolirsi con la fine delle tensioni. Del resto, la guerra non è finita, nessun accordo è stato firmato. E i prezzi continuano a correre anche per i consumatori americani, ma il presidente americano fa buon viso a cattivo gioco: "Adoro l'inflazione. Mi piace, i numeri sono ottimi", ha detto nello Studio Ovale.