Con le prime ondate di caldo, è d’obbligo il cambio dell’armadio. Si mettono da parte i capi pesanti e si cercano soluzioni adatte al lavoro, al tempo libero e allo sport, capaci di restare fresche sulla pelle. Ma non è sempre facile orientarsi tra le tante etichette: se già dietro al classico “100% cotone” si possono celare filiere e processi produttivi molto diversi, che differenza c’è tra rayon, modal e lyocell? E quando vale la pena di acquistare un capo in lino?
Del cotone, la fibra per il caldo più nota e diffusa, ho già parlato. In estrema sintesi, è una fibra naturale traspirante, fresca, resistente e biodegradabile, ma chi ha un occhio di riguardo per l’ambiente farebbe bene a verificare che sia biologico certificato GOTS: in caso contrario, non si può escludere che sia stato coltivato con un largo uso di pesticidi, insetticidi e fertilizzanti sintetici. Textile Exchange indica nel cotone rigenerativo una delle direzioni più promettenti. Non si tratta di una varietà diversa di cotone, ma di un insieme di pratiche agricole pensate per preservare la fertilità dei terreni e ridurre l’impatto ambientale: rotazione delle colture, limiti ai fertilizzanti e ai pesticidi di sintesi e, in alcuni casi, colture di copertura.










