Il decreto vara un decreto legislativo sull'IA. «Oggi approviamo un provvedimento che disciplina per la prima volta l'utilizzo dell'Intelligenza artificiale da parte delle forze dell'ordine. L'obiettivo è mettere a disposizione delle forze di polizia le funzionalità più avanzate, al fine di migliorare l'efficienza delle loro attività. Stabilisce che l'IA è importante strumento di supporto all'azione di polizia, senza mai sostituire il ruolo e le decisioni umane. L'intero provvedimento è permeato da questo principio». Così il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato decreti legislativi per l'adeguamento alle normative europee.
IA e reati, cosa prevede il decreto Nel caso di utilizzo dell'Ai dopo la commissione di un reato «sono previste garanzie numerose e molto penetranti, tra cui il fatto che i dati biometrici raccolti per creare la base di riferimento vengano conservati per solo 7 giorni e poi cancellati automaticamente», ha detto Piantedosi. Inoltre, aggiunge, «i log delle operazioni sono conservati per 5 anni non modificabili per consentire controlli e indagini su eventuali abusi» ed ''è vietato prendere decisioni che incidano negativamente sulla persona basandosi solo sul risultato del riconoscimento facciale ed è vietata qualsiasi forma di identificazione biometrica generalizzata e non mirata o scollegata da uno specifico reato o procedimento penale».Lavoro, divieto decisioni automatizzate Il decreto legislativo sull'Ia «introduce il divieto di decisioni esclusivamente automatizzate: non potrà avvenire che decisioni che incidono sul rapporto di lavoro come l'assunzione, la modifica delle condizioni contrattuali, il licenziamento, le sanzioni disciplinari siano adottate esclusivamente da un sistema automatizzato», ha chiarito la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, spiegando il contributo del ministero in particolare su tre articoli (39, 41 e 42). «L'articolo 39 rafforza il ruolo del ministero nel coordinamento delle politiche attive, della formazione continua e dei percorsi di aggiornamento professionale che sono connessi alla transizione digitale», spiega. Mentre l'articolo 42 «lega l'intelligenza artificiale alla sicurezza sul lavoro».Parlando dell'articolo 41 sul divieto di decisioni automatizzate, la ministra rimarca che «deve sempre intervenire una persona fisica che abbia un potere decisionale in merito e fare le adeguate valutazioni. Sono previsti anche degli oneri e degli obblighi di trasparenza nei confronti dei lavoratori e soprattutto la nullità nel caso di licenziamenti che siano adottati in violazione, appunto, del divieto di decisioni demandate solo ed esclusivamente ai sistemi di intelligenza artificiale». L'articolo 42, prosegue, «è altrettanto importante e lega l'intelligenza artificiale alla sicurezza sul lavoro, mettendo in evidenza che laddove l'Ia modifica le modalità di lavoro e l'organizzazione, questo tema deve diventare oggetto anche di una integrazione della valutazione dei rischi resa ai fini degli obblighi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il Testo unico 81 del 2008». Calderone rimarca che «il decreto legislativo approvato oggi mette ancor più in evidenza quanto sia importante attuare un'impostazione umano-centrica nell'ambito delle decisioni e dei rapporti di lavoro. Impostazione che noi abbiamo adottato nella legge delega 132 del 2025 e nel Piano di azione del G7 di Cagliari». Parlando della formazione, l'obiettivo è «aumentare l'occupabilità, sostenere la riconversione professionale, prevenire l'obsolescenza delle competenze e favorire anche le riconversioni che avvengono per effetto delle grandi transizioni in corso. In questo caso prevediamo l'integrazione tra i percorsi formativi e la certificazione delle competenze, i servizi per l'impiego e la valorizzazione dell'utilizzo di piattaforme tecnologiche che hanno sì una base e un motore nell'intelligenza artificiale ma l'intelligenza artificiale deve servire per sostenere e implementare le competenze», prosegue Calderone riferendosi quindi ad Appli, il web coach collegato alla piattaforma per l'inclusione sociale e lavorativa Siisl, e all'altra piattaforma Edo (Educazione digitale per l'occupazione), «al 30 aprile avevamo già formato 167mila persone, al 9 giugno 180mila sulle competenze digitali». Ci sono altri due articoli, spiega ancora la ministra, «che sono invece dedicati alle professioni regolamentate in cui si dice che l'inserimento dei moduli formativi sull'Ia deve avvenire nell'ambito dei percorsi di formazione continua obbligatoria definiti dal ministero vigilante e dai Consigli nazionali dell'ordine. Importante anche l'articolo 48 che parla di equo compenso dei professionisti e dell'impatto dei sistemi di intelligenza artificiale».L'IA entra nell'istruzione Le norme sulli'IA di competenza del Ministero dell'Università e della Ricerca sono contenute in tre articoli dello schema di decreto legislativo di adeguamento all'AI Act europeo e traducono in pratica - spiega il ministero - la visione di un'intelligenza artificiale governata dall'uomo e orientata al bene comune. Le disposizioni affidano al sistema dell'università, della ricerca e dell'alta formazione un ruolo centrale nello sviluppo dell'sistema italiano dell'intelligenza artificiale e pongono le basi per uno sviluppo dell'innovazione tecnologica che mantenga la supervisione umana e risponda agli interessi delle persone. In particolare, le norme di competenza del Mur si muovono lungo due direttrici: da un lato il rafforzamento delle competenze e della formazione sull'intelligenza artificiale, dall'altro la valorizzazione della ricerca, del trasferimento tecnologico e della sperimentazione per favorire lo sviluppo e l'utilizzo responsabile delle nuove tecnologie. Il primo articolo individua il sistema dell'istruzione superiore e della ricerca come punto di riferimento per la diffusione delle competenze sull'intelligenza artificiale. Università, enti pubblici di ricerca e istituzioni AFAM potranno mettere a disposizione professori, ricercatori e tecnologi per attività di alfabetizzazione, formazione e divulgazione rivolte a cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni. La norma consente inoltre la collaborazione con ordini professionali, associazioni di categoria e soggetti del terzo settore per la realizzazione di percorsi formativi destinati ai professionisti. Le attività svolte da docenti, ricercatori e tecnologi in questo ambito saranno riconosciute nei percorsi di valutazione e crescita professionale. La seconda norma - spiega il Mur - punta a fare in modo che studenti e futuri professionisti possiedano gli strumenti necessari per comprendere e utilizzare l'intelligenza artificiale in modo consapevole. Il terzo e ultimo articolo punta a favorire il collegamento tra ricerca, innovazione e sistema produttivo. La norma incentiva le collaborazioni tra università, enti di ricerca e imprese per lo sviluppo di competenze e progetti innovativi nel campo dell'IA e rafforza la cooperazione con le Autorità nazionali competenti attraverso accordi dedicati alla promozione e alla gestione degli spazi di sperimentazione normativa previsti dall'AI Act europeo. Infine, il decreto consente al MUR di individuare una rete di centri di riferimento nazionali per supportare le attività di sperimentazione previste dall'AI Act europeo. Non verranno creati nuovi organismi: saranno valorizzate competenze, infrastrutture e laboratori già presenti nel sistema universitario e della ricerca.










